Natale #nocontact: Perché sempre meno giovani trascorrono il Natale in famiglia?
Relazioni e Famiglia

Natale #nocontact: Perché sempre meno giovani trascorrono il Natale in famiglia?

Dott. Mirko Colone e Dott.ssa Federica Genova
24 dicembre 2025
5 min

La magia del Natale può trasformarsi in tensione. Scopri perché sempre più giovani scelgono il 'no contact' e come la CMT spiega le dinamiche familiari.

La magia del Natale

Il periodo natalizio è arrivato, le corse per gli ultimi regali si sono concluse, gli addobbi per l’albero sono stati acquistati e il menù natalizio è stato deciso. Ogni stanza della casa è illuminata dai più diversi colori, la tavola e il corredo delle feste sono stati rispolverati e la cucina è pronta a riempire ogni stanza con i piatti tradizionali delle nostre famiglie. Così è arrivato il momento di staccare dal lavoro, dalle scadenze e dalle responsabilità per lasciarsi abbracciare dalle persone care.

All’interno di questa cornice illuminata a festa, ciascuno di noi si trova con i propri pensieri, le proprie aspettative e il desiderio di tornare, fisicamente o emotivamente, dai propri cari, con la speranza di passare momenti felici, di sentirsi sereni e riconosciuti e, perché no, di essere visti in una veste più adulta.

Quando l’albero di Natale perde la magia

Molto spesso, tuttavia, allo scricchiolio della legna messa ad ardere per l’occasione, i giorni di festa si accompagnano a momenti di confusione, incomprensione e frustrazione. Tutto d’un tratto, il mitico albero di Natale appare meno idealizzato, la cucina troppo piccola per così tante persone e il periodo natalizio, da momento di festa, si trasforma in un momento carico di tensione.

Quante volte abbiamo pensato o detto:

  • “Perché nessuno mi capisce?!”
  • “Possibile si comportino sempre così?!”
  • “Perché finisco per dare il peggio di me”
  • “Ogni Natale è la stessa storia!”

La lista sarebbe infinita. Ma perché succede?

Vecchie convinzioni, vecchi copioni

Tutto questo non è casuale e avviene, almeno in parte, perché siamo intrinsecamente motivati a verificare la validità delle nostre credenze patogene nelle relazioni con gli altri.

Le credenze patogene sono convinzioni profonde su noi stessi, sugli altri e su ciò che aspettarci dalla relazione con loro, che si sviluppano in età precoce, all’interno dei primi legami significativi e in conseguenza di esperienze avverse e traumatiche, nel tentativo di evitarne la ripetizione.

Le credenze patogene sono fonte di sofferenza perché sì, ci proteggono dal riverificarsi del trauma, ma a un caro prezzo: la rinuncia ad obiettivi personali, importanti e sani. Per questo, le mettiamo alla prova per capire se il pericolo che ci segnalano sia ancora reale, testandole nelle relazioni più importanti.

È così che, insieme all’argenteria delle grandi occasioni, il Natale, con le sue riunioni familiari, il rientro nel nucleo d’origine e la vicinanza familiare, può diventare il terreno in cui le nostre credenze patogene vengono disconfermate o, ahimè, con maggiore probabilità, confermate nella loro dolorosa realtà.

Ma, ancora una volta, perché succede?

Il ritorno alle origini

I motivi sono diversi, ma fanno tutti capo a una sola realtà: quei legami così importanti, quella realtà familiare così cara, sono gli stessi in cui le “verità” più scomode e dolorose su di noi, sugli altri e su ciò che aspettarci da loro (ossia le credenze patogene) hanno avuto origine.

Per questo, una sola frase di papà, un commento a mezza bocca di mamma, uno sguardo, un gesto, un semplice silenzio possono, come veri e propri trigger, scatenare in noi reazioni antiche, un comportamento nel quale ormai facciamo fatica a riconoscerci o un modo di fare che non mettevamo in atto da tempo.

Per questo, quei rapporti familiari, pur essendo quelli nei quali desideriamo più ardentemente disconfermare le nostre credenze patogene, sono proprio quelli che con maggiore probabilità finiranno per confermarle.

Facciamo un esempio

Carla, 28 anni, torna in famiglia per le vacanze di Natale. È orgogliosa e soddisfatta di aver firmato il primo contratto di lavoro e spera inconsciamente di essere vista con occhi diversi: non più come quella bambina goffa, che non ne azzeccava mai una e sempre da correggere (“Non sono abbastanza, non vado mai bene”), ma come una giovane donna, in gamba, determinata e che sta raggiungendo i suoi obiettivi.

Arrivata in famiglia, però, la sua aspettativa si infrange contro la realtà di sempre:

  • Il papà è disinteressato, la accoglie con un abbraccio e nulla di più
  • La mamma la ammonisce e le dà consigli per migliorare il suo aspetto fisico

Carla si intristisce ma fa qualche tentativo di essere vista, valorizzata e riconosciuta. Così, è lei a prendere l’iniziativa, raccontando di sé, della sua vita e del suo lavoro, nella speranza che i genitori si interessino, l’ascoltino e si mostrino orgogliosi (test di transfert per ribellione).

Ma non succede, il papà pensa sempre ad altro, la mamma le chiede quanto guadagna e fa una smorfia di disapprovazione. Carla è sempre più triste e sempre più arrabbiata. Passano i giorni, tutto resta uguale, e la sua rabbia monta sempre di più. Così, all’ennesima critica della madre (per il modo in cui apparecchia la tavola), esplode: urla, piange, e non partecipa al pranzo di Natale. La stessa reazione che aveva da bambina, la stessa che la faceva sentire in colpa e sempre da correggere, proprio come la vedevano i genitori.

Le vacanze sono finite, Carla parte, si sente in colpa, è confusa, non sa più bene chi sia: se quella donna centrata che aveva preso il volo da Milano verso Bari solo qualche giorno prima, o la bambina goffa, sbagliata, che ha rovinato il Natale a tutti.

Natale #nocontact

La Control-Mastery Theory, con la sua lettura del funzionamento psicologico e relazionale, ci aiuta così a comprendere i meccanismi che si nascondono dietro un dato recentemente pubblicato sui social da “La Repubblica”: un aumento - nel mondo e in Italia - dei giovani che scelgono di non vedere i genitori durante il Natale.

Una scelta, ancora oggi stigmatizzata (e carica di vissuti di colpa e vergogna), ma sempre più raccontata e che rappresenta:

  • Da un lato il punto di rottura con legami, sì importanti, ma talvolta limitanti e tossici
  • Dall’altro una scelta di tutela per sé

È in questo scenario che la CMT aiuta a comprendere, caso per caso, perché il Natale, da momento di festa, può trasformarsi in un momento che amplifica il disagio personale.


Dott. Mirko Colone e Dott.ssa Federica Genova

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