Natale con i tuoi: nel bene… e nel male?
Relazioni e Famiglia

Natale con i tuoi: nel bene… e nel male?

Dr.ssa Giada Padula
10 gennaio 2026
5 min

A Natale siamo tutti più buoni. O più ansiosi, più nervosi, più tristi, più adolescenti! Scopri come il processo di individuazione influisce sulle dinamiche familiari durante le feste.

A Natale siamo tutti più buoni. O più ansiosi, più nervosi, più tristi, più adolescenti! Sono sicura che molte delle persone che leggono si possono identificare in questa verità, soprattutto coloro che vivono lontano dalla propria famiglia!

Tutti noi siamo cresciuti in un sistema di relazioni, principi, abitudini e credenze che ci ha formati e che, nel bene e nel male, ci portiamo dietro nella nostra vita da adulti. Tuttavia, noi non siamo quel sistema di credenze che la nostra famiglia ci ha trasmesso, nel senso che, anche se fa parte di noi, non ci identifichiamo totalmente in esso: a partire dall’adolescenza, infatti, ce ne distacchiamo sempre più, prendendo la nostra strada e definendo la nostra personalità, i nostri valori, ciò che desideriamo avere o non avere nella nostra vita, ciò che è importante per noi e ciò che invece vogliamo allontanare. Questo processo naturale dello sviluppo dell’essere umano viene definito individuazione ed è ciò che ci permette di diventare adulti indipendenti.

Per poter realizzare tale obiettivo di crescita iniziamo a prendere decisioni in modo autonomo, e ci circondiamo di relazioni che ci fanno fare esperienze diverse da quelle familiari, portando con noi le esperienze e gli insegnamenti appresi in famiglia che sostengono i nostri desideri genuini e i nostri obiettivi e cercando, invece, di disconfermare, spesso inconsciamente, le credenze familiari che non ci fanno star bene e ci allontanano da ciò che vogliamo essere e diventare.

Nonostante sia un vero e proprio compito di sviluppo di ognuno di noi, per moltissime persone l’individuazione può essere molto complessa da portare a termine, a volte addirittura da iniziare, e può dar vita, ad esempio, a vincoli di lealtà nei confronti della famiglia, o più in generale può impedire la realizzazione di una sana indipendenza, che sia essa fisica, economica o emotiva.

In tal caso assistiamo generalmente a due possibili esiti: la persona può rimanere invischiata, incastrata in quelle dinamiche familiari non funzionali, non positive per il proprio benessere, oppure può mettere in atto il cosiddetto taglio emotivo, in cui ci si allontana bruscamente dalla propria famiglia di origine, rifiutando tutto ciò che essa rappresenta. Entrambi questi risvolti non sono in realtà funzionali, in quanto non c’è un’integrazione tra ciò da cui veniamo e cosa vogliamo diventare, e manca un’appartenenza sana, in cui ci si può allontanare per vedere sé stessi e il mondo, sentirsi in diritto di portare con noi e rifiutare i diversi lasciti del nostro passato, e si è tranquilli di poter tornare ed essere accolti nella lucida consapevolezza dei nostri confini.

Per moltissime persone il processo di individuazione non è così drastico: nonostante spessissimo sia complicato raggiungere la piena autonomia e indipendenza sana dalla propria famiglia, anche da adulti, non è detto che si debba incappare pienamente in uno dei due estremi descritti sopra. La maggioranza delle persone, da sole o con l’aiuto di un professionista, riesce a sviluppare proprie relazioni sane fuori dalla famiglia, e a raggiungere un’individuazione sufficientemente sana ed equilibrata, anche se non perfetta!

Nel raggiungimento di questo obiettivo, che comprende, tra le altre cose, un’indipendenza economica, una propria casa e una rete sociale di supporto, ci si può trovare, per scelta o per necessità, ad andare a vivere in un’altra città rispetto ai propri genitori e alla propria famiglia d’origine. In questo caso, il Natale è uno di quei momenti in cui, molto spesso, si “torna a casa”, quindi ci si allontana dal luogo in cui c’è la vita da adulti e si vive di nuovo, anche se per un breve periodo, sotto lo stesso tetto dei genitori o di altri familiari. Ecco, tutto ciò può essere molto destabilizzante quando ci si ritrova nuovamente in quelle dinamiche negative che hanno creato e fissato dentro di noi quelle credenze patogene che, magari, esperienze di diverse relazioni più positive hanno disconfermato nella nostra vita di adulti indipendenti.

Una giovane paziente, che chiameremo Carla, vive all’estero, dove ha un appartamento da sola e un lavoro stabile che le piace, e tornerà dalla famiglia per le feste natalizie. Carla ritiene la sua situazione attuale la sua “isola di pace”, che si è costruita con tanta fatica, tanto lavoro e tanto impegno, e che cerca di difendere con ogni sua forza. La situazione della famiglia di origine è molto complessa e caotica, e Carla sente di aver trovato un suo equilibrio in cui finalmente, dopo un’infanzia e un’adolescenza molto complesse e travagliate, sente di stare bene per la prima volta.

Tuttavia, nell’ultima seduta fatta prima del rientro, era molto agitata perché al rientro sa che la madre, con cui è molto legata ma c’è un rapporto conflittuale, avrà sempre il solito comportamento che mette Carla in difficoltà, che la fa sentire sbagliata e non in diritto di autonomia; inoltre, la spaventano anche le cene delle feste, dove ci sarà la famiglia allargata e ci saranno un grandissimo caos, litigi e tentativi di invischiamento continui, da cui non sa se riuscirà a restare fuori come vorrebbe.

Quello che succede, in casi come quello di Carla, è che con l’autonomia ci si crea degli equilibri che disconfermano le credenze che ci fanno star male, permettendoci così di abbandonare quei comportamenti dannosi per poterne accogliere di più funzionali per noi. Tornando nella famiglia di origine, tuttavia, ripiombiamo in quelle disfunzionalità da cui ci siamo allontanati, e possono ritornare quei comportamenti che con tanta fatica abbiamo cambiato.

Noi sicuramente possiamo cercare di portare la nostra isola di pace dentro noi, cercando di non farla intaccare da nessuno, ma soprattutto con la fiducia nel fatto che, tornando in famiglia, la bussola che ci indica il nord del nostro equilibrio sano non è persa per sempre, ma solo un po’ confusa: una volta finito il momento, lei tornerà a funzionare!

Può capitare che l’ansia del ritorno sia molto forte e non ci si senta in grado di mantenere, per quanto possibile, la rotta del proprio benessere emotivo e psicologico in questi periodi di riavvicinamenti familiari; questo può avvenire perché le relazioni con la famiglia di origine sono più complesse, perché si è in un momento di fragilità, o per mille altre validissime ragioni. In tali casi può essere utile l’aiuto di un professionista, per un percorso breve di terapia o di counselling, o per la valutazione di una psicoterapia più lunga, che possa rinforzare il processo di individuazione e di identificazione sana, e affrontare con più serenità anche i momenti familiari più impegnativi.


Dr.ssa Giada Padula

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